I Manicaretti Siciliani Di Montalbano: A Tavola Con Un Commissario

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      Se ne torno direttamente a Marinella. Appena trasuto, si rese
   conto che Adelina aveva ripigliato servizio, la biancheria e le
   camise erano sul letto, stirate. Rapri il frigorifero e lo trovo
   vacante fatta cizzione di passuluna, angiovi condite con aceto,
   oglio e origano, e una bella fetta di caciocavallo. La leggera
   delusione gli passo quando rapri il forno: dintra c'era la mitica
   pasta 'ncasciata! Una porzione per quattro. Se la scofano con
   lentezza e perseveranza. Poi, dato che la giornata lo permetteva,
   s'assistimo sulla verandina. Aveva bisogno di pinsari. Ma non
   pinso. Poco dopo, il rumore della risacca lo fece dolcemente
   appinnicare. (Camilleri, L'odore 172)

Come il dialetto, che Andrea Camilleri adotta e muta per fini ben precisi di ambientazione, anche il cibo svolge una funzione particolare nelle storie poliziesche del commissario Salvo Montalbano, "un poliziotto che ha tre grandi passioni: il mangiare, il bere e la letteratura" (Crovi 59). Egli viene creato sotto l'ispirazione dello scrittore spagnolo Manuel Vazquez Montalban, creatore di Pepe Carvalho, un investigatore che, tra l'altro, ha in comune con Montalbano la passione per la buona cucina (Bordoni 4). E sappiamo che il cibo e un elemento piuttosto complesso, di consumo universale, mondano e polivalente: tutti mangiano, lo fanno piu volte al giorno e senza rifletterci su molto, mentre invece questo tipo di attivita e connesso intrinsicamente e profondamente a molti aspetti della vita (Warde 180).

Il cibo e il mangiare sono infatti campi fondamentali in ogni area comportamentale e simbolica umana: nella biologia, la religione, il sacramento, la cultura, il mito, la letteratura, l'arte e cosi via (Westfahl, Slusser e Rabkin 2). Se nel passato il cibo era spesso scarso e ricercato assiduamente come mezzo di sostentamento, se non nelle famiglie nobili e ricche almeno tra la maggioranza della popolazione, al giorno d'oggi nel mondo moderno siamo ancora piu o meno tutti ossessionati dal cibo: esso viene continuamente pubblicizzato, viene desiderato, viene vietato categoricamente da diete dimagranti e viene variato per mezzo di esportazioni ed importazioni da tutto il mondo. E purtroppo dimentichiamo spesso la funzione di base del cibo che, oltre a soddisfare una necessita fisica, "it's a ceremony, a re-exploration not just of our own short and visible history but of thousands of years of barter and translation and conquest and commerce and marriage and migration and famine" (Zibart V). E' un'attivita che, oltre a nutrire, procura soddisfazioni profonde, compagnia, conversazione, familiarita, soddisfazione sessuale, intimita, cultura, passione.

La funzione del cibo nel giallo di Camilleri trova un'ambientazione ben precisa in una terra, come quella della Sicilia, in cui passioni, mafia ed intrighi si mescolano tra loro in un mistero composito, con gli aromi forti e gli odori pungenti dei piatti locali presi a metafora della passionalita siciliana e di una terra la cui sensualita si esplica tra violenza, sangue, sesso e sapori. Camilleri si aggiunge in questo modo a Tomasi di Lampedusa, a Vittorini ed altri nella descrizione, degustazione ed uso di tali sapori, in una Sicilia in cui secoli di dominazioni straniere, da quelle medio-orientali dei Saraceni a quelle dei Normanni, hanno portato specialita da tutto il mondo: pinoli, uvetta, finocchio, sardine, zafferano, capperi, sedano, olive nere, aglio, acciughe, melanzane e zucchine. E' stato poi detto che esiste una relazione simbiotica tra il cibo e la parola scritta, quasi un nesso tra cervello e stomaco (Schofield 2), nesso che diventa tanto piu significativo, aggiungo a questo punto, quando il romanzo e poliziesco, quando "l'appetito", anzi il "pititto" del lettore viene stuzzicato dalla curiosita di conoscere l'esito delle indagini, di sapere chi e l'assassino. Allora il pranzo e puro piacere o funzione essenziale nella rappresentazione della Sicilia di Camilleri? …