The Drama of Luigi Pirandello

The Drama of Luigi Pirandello

The Drama of Luigi Pirandello

The Drama of Luigi Pirandello

Synopsis

Pirandello, winner of the Nobel Prize in Literature, is a little known to most English readers. Too few of his plays and stories have been translated. This hook, therefore, serves the double purpose of introducing the Italian genius through a summary of all his dramatic work and interpreting his accomplishments fron an artistic viewpoint. As a background for his criticism, the Domenico Vittorini shows first how Pirandello's compassionate pessimism and tragic mockery resulted from his own tortured existence and in what way his art is relates to Italian literary tradition and contemporary thought. Proceeding chronologically, Pirandello's growth is traced from the elementary naturalism of his early writing, through his more reflective plays, to the crowning achievements of later years in which dramatic situations are approached from a highly intellectualized point of view.

Excerpt

New York 30 VII 1935 XIII

Mio caro Vittorini,

tra I tanti Pirandello che vanno in giro da un pezzo nel mondo della critica letteraria internazionale, zoppi, deformi, tutti testa e niente cuore, strampalati sgarbati lunatici e tenebroni, nei quali io, per quanto mi sforzi, non riesco a riconoscermi neppure per un minimo tratto (il più imbecille di tutti credo che sia quello di Benedetto Croce), ha voluto anche lei metterne su uno, tutto suo, non per il gusto di storpiarmi e poi mostrarmi zoppicante; non per il gusto di presentarmi mascherato da una testa d’elefante e col cuore atrofizzato mediante quella pompa a filtro che è la macchinetta infernale della logica; io annaspante tra le nuvole o intenebrato nelle grotte; ma anzi tutt’al contrario; e di questo, come è naturale e come può bene immaginarsi, io le sono molto grato, caro Vittorini. Molto grato perchè, tra tanti che credono di saper molto bene ciò che sono, io che non lo so affatto e ho sempre rifuggito dal saperlo come da una soperchieria a tutta la vita che mi si muove dentro di continuo, trovo in lei uno che mi fa andar dritte sulle gambe e mi dà tanto cuore quanto me n’abbisogna per amare e compatire questa povera umanità, sia quando ragiona e sia quando sragiona; uno che cerca di spiegare che se tanti mi credono strampalato è perchè mi muovo a mio modo e non come gli altri vorrebbero; sgarbato, perchè ho sdegno delle loro garbatezze; incomprensibile, perché non sanno ancora vedere e pensare e sentire come me.

Comunque, caro Vittorini, zoppo, deforme, tutto testa e niente cuore, strampalato sgarbato lunatico e tenebrone, io esisto e seguiterò ad esistere, e loro no. È vero che questa non è una cosa che abbia per me molta importanza. Uomo, ho voluto dire agli uomini qualche cosa, senz’alcuna ambizione, tranne forse quella di vendicarmi d’esser nato. Ma pure la vita, anche per tutto quello che m’ha fatto soffrire, è così bella! (Ed ecco un’altra affermazione senza nemmeno un’ombra di logica, ma tuttavia così vera e sentita.) Basta, io la ringrazio cordialmente, caro Vittorini, dello specchio che con questo suo libro lei mi presenta, in cui con tanto gradimento io posso rimirarmi.

LUIGI PIRANDELLO

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