Academic journal article Italica

A Proposito Di Una Recente Edizione Dei Cortigiano *

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A Proposito Di Una Recente Edizione Dei Cortigiano *

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Forse nessun'altra opera quanto Il Libro del Corlegiano di Baldassar Castiglione e riuscita a creare l'immagine di una civilta perche quel Libro e diventato la lente attraverso cui generazioni di lettori hanno visto un Rinascimento ricco di corti principesche e ducali frequentate da cortigiani aristocratici, impegnati in profonde ma gioiose conversazioni nelle quali celebrano ed elaborano quelle forme ideali di vita che essi stessi incamano e che pure tendono a perfezionare e a trasformare in modello. La figura del cortigiano che Castiglione e riuscito ad imprimere nell'immaginario occidentale e una persona perfetta, di gusto squisito, di maniete eleganti, di integrita morale, di grande spirito e di cultura universale: egli rappresenta e forgia insieme una civilta anch'essa luminosa e perfetta. Quest'immagine del perfetto cortigiano fu duratura e dominante fino al punto da rovesciare o almeno da mettere in penombra il mito opposto del "cortigiano di vil razza dannata," mito anch'esso duraturo e di ascendenza remota. Esisteva, infatti, una lunga tradizione letteraria che promuoveva il contemptus della corte. Basta ricordare qualche titolo, a partire addirittura dal Contra clericos aulicos di Pier Damiani o dal Policraticus sive nugae curialium el vestigia philosophorum di John of Salisbury o dalle Nugae curialium di Walter Map, per risalire al De vita curiali ali Alain Chartier, al De curialium miseriis di Enea Silvio Piccolomini (Pio II), trattati abbastanza noti in cui la corte viene presentata come l'antitesi dell'eremo dove si vive quella "vita solitaria" ritenuta ideale per il saggio. In quei trattati si denuncia la perdita della curialitas--tradizionalmente intesa come una combinazione di sapientia et militia--perche nelle corti moderne viene degradata in cortigianeria, e il cortigiano che la pratica sembra vivere di intrighi, di ipocrisie, di tradimenti, di adulazione e di conversazioni frivole. Tale immagine negativa della corte e dei cortigiani si rivelo tenacissima, capace di resistere all'erosione del tempo e neppure la lute del Cortegiano riusci a cancellarla.

Sorprende, pero, che, nonostante la differenza d'origine e di durabilita, questi miti opposti (opposizione davvero straordinaria se si pensa che l'opera di Castiglione da sola affronto un intero genere letterario!), durino, appunto, come miti, indipendentemente dal fatto che nella realta e nel torso dei secoli corti e cortigiani avessero subito mutamenti profondi che appaiono evidenti qualora si paragoni una corte regia o episcopale del Medioevo ad una corte principesca del Rinascimento o anche ad una corte cardinalizia della Roma del secondo Cinquecento. La persistenza tematica di secoli avra ragioni che superano la tipica vischiosita dei generi letterari: forse il segreto di tanta longevita sara che, nonostante i reali mutamenti nell'istituzione della corte e del cortigiano, alla base di quella letteratura e di quei miti rimaneva immutato il modo di intendere il legame o rapporto fra il signore e il cortigiano--clerico o umanista che fosse--legame o rapporto che, pur con tutte le sue variabili, equivaleva a quello tra potere e sapere: il signore rappresenta e detiene il potere, mentre il cortigiano rappresenta ed e depositario del sapere e della saggezza indispensabili per "educare" e guidare il principe. La combinazione di potere e sapere costituiva un ideale che avrebbe dovuto fare della corte un luogo privilegiato per l'elaborazione di un modello di vita civile e cristiana; ma la realta poi dimostrava che tale modello veniva tradito per il fatto che il potere spesso corrompe il sapere e questo inquina quello, e di conseguenza la vita a corte, lungi dall'essere armoniosa, creava rivalita e perfidie, le quali a loro volta producevano e tenevano in vita un'immagine negativa della corte: pertanto non sorprende che da queste lotte nacque l'immagine di una corte fucina di intrighi e di vizio, e tale immagine divento luogo comune. Sennonche i luoghi comuni, specialmente se applicati al discorso storico, sacrificano la verita del messaggio ad una comunicazione semplificata; percio anche i luoghi comuni sulla corte comunicavano una mezza verita (che e come dire una mezza falsita) presentando, si, il rapporto potere/sapere come base dell'istituzione della corte, ma tagliando grosso sul fatto che potere e sapere fossero elementi soggetti a mutamenti, per cui anche il loro rapporto era soggetto ad una dinamica che modificava continuamente lo statuto del cortigiano e della sua funzione nei riguardi dei proprio signore. …

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