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Camilla Pisana, la Perfetta Moglie?: Tentativi Di Affermazione Personale Di Una Cortigiana del Rinascimento

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Camilla Pisana, la Perfetta Moglie?: Tentativi Di Affermazione Personale Di Una Cortigiana del Rinascimento

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Una donna pubblica nel Rinascimento poteva avviarsi al successo professionale e sociale, acquistando il titolo di cortigiana, grazie alla frequentazione di membri del patriziato. Doveva pero abbinare alla maestria erotica comportamenti raffinati e interessi culturali, o almeno la parvenza di essi, per sottrarsi alla promiscuita sociale e all'indigenza delle colleghe rimaste nel bordello. (1) L'oneroso prezzo da pagare per questo salto di qualita consisteva nell'adeguamento alle aspettative di quegli amici-clienti dalla cui generosita e protezione dipendeva il nuovo tenore di vita della donna pubblica. La famosa Veronica Franco (1546-1591) cerchera di ovviare a questa dipendenza, offrendo ai suoi sostenitori i frutti di progetti intellettuali: prima affianchera, poi sostituira del tutto, alla fruibilita della propria persona la scrittura come strumento per ricambiare favori e aiuti a lei elargiti (Kennedy 308). Le lettere di Camilla Pisana, cortigiana attiva a Firenze intorno al 1515, all'amante Filippo Strozzi (1488-1538), ma soprattutto quelle a Francesco Del Nero (1487-1563), di quest'ultimo amico e stretto collaboratore e pertanto elevato da Camilla a proprio confidente, delineano una diversa tipologia di reazione al potere illimitato che il benefattore di una prostituta d'alto bordo si sentiva in diritto di esercitare. Camilla si offre a Filippo come amante ideale: esalta le sue doti di fedelta e obbedienza, la premura nei confronti della reputazione dell'amato e il disinteresse verso i vantaggi derivabili dalla ricchezza e posizione sociale di quest'ultimo. Tra gli studiosi che si sono occupati dell'epistolario di Camilla prevale la tesi dell'identificazione dell'immagine in cui la cortigiana si ritrae con il modello della moglie, tanto piu che insieme alle qualita summenzionate viene esaltata quella della sollecitudine tipicamente materna, cioe il sacrificio di se per il benessere dei figli, che nel caso della Pisana si realizza nella completa dedizione di fronte alla malattia di una collega. Sulla base delle aftermazioni di Jane Couchman e Ann Crabb sulla retorica dell'autoraffigurazione negli epistolari femminili dell'Europa pre-moderna, confermate dalle tesi di Paul MacLean sulla rappresentazione di se nelle lettere scambiate all'interno di rapporti clientelari nella Firenze del Quattrocento, il presente saggio mostra la strumentalizzazione da parte di Camilla della figura della moglie. Traducendo nei parametri del modello femminile ideale l'ambizione di diventare l'unica "altra" donna del suo amato e protettore, sposato dal 1508 con Clarice de' Medici, sorella di Lorenzo (1492-1519), futuro duca di Urbino, (2) la Pisana pensa di assicurarsi l'attenzione del destinatari delle sue lettere e avvalorare cosi il suo progetto di vita. Questo studio prova inoltre come tali aspirazioni fossero destinate inevitabilmente al fallimento sin dal loro prospettarsi, poiche il tentativo di trasformare la relazione con lo Strozzi in un rapporto monogamo, tale per entrambi nelle speranze di Camilla, poteva avvenire soltanto a scapito del valore comunemente attribuito alla donna, in particolare alla prostituta, dalla societa patriarcale: oggetto di scambio tra gli uomini. Questa tesi e sostenuta dall'analisi antropologico-femminista del ruolo della donna di Luce Irigaray. Il valore riconosciuto tanto alla donna pubblica quanto alla vergine consiste, secondo la studiosa, nella possibilita del loro sfruttamento come veicolo per la creazione di relazioni sociali tra gli uomini, (3) alle quali pero la seconda si sottrae nel momento in cui la trattativa matrimoniale viene conclusa, riservando il suo uso sessuale ad un solo uomo: "The virginal woman ... is pure exchange value. She is nothing but the possibility, the place, the sign of relations among men ... Once deflowered, the woman is relegated ... to her entrapment in private property; she is removed from exchange among men" (Irigaray 186). La prostituta deriva il suo valore invece dalla presenza costante sul mercato, quello del bassifondi come quello del salotti aristocratici, e soprattutto dal fatto specifico che proprio la sua utilizzazione sessuale e al centro della socialita maschile, non la persona, come accade nel caso della ragazza nubile, il cui impiego genitale e escluso dalle transazioni pre-matrimoniali: "in her [the prostitute's] case . …

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