Academic journal article Italica

Alterita' Ed Emarginazione: Vincenzo Elviretti

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Alterita' Ed Emarginazione: Vincenzo Elviretti

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... esiliati qui in terra e nessun cielo sul capo

(Silvio D'Arzo, su Joseph Conrad)

Questi sette racconti di Vincenzo Elviretti (Padova: Altromondo ed., 2009, pp.128) costituiscono un coraggioso tentativo di portare dal piano della cronaca al piano della narrazione l'emarginazione giovanile compiutasi, nella "provincia" italiana, a cominciare dagli anni '70, secondo un graduale configurarsi della devianza come condizione esistenziale. Sono racconti brevi, in una scrittura densa e tesa, stringata e centripeta, dal mimetismo marcato e dal dinamismo plastico-visivo; sostenuta da una cultura pop che si avvale di anglicismi e di gergo giovanile; (1) e non immemore delle prove narrative di Pier Vittorio Tondelli, del quale viene citato in esergo--oltre a un passo di Casa d'altri di Silvio D'Arzo (2)--un passo da Altri libertini. (3) Gia le sollecitazioni che ci derivano dal paratesto del giovanissimo scrittore laziale (nato a Ostia Lido nel 1981)--che comprende anche la quarta di copertina, dove si allude a un nesso metaforico tra la "provincia canaglia," "gabbia dorata," "mamma che coccola i suoi poveri figlioli," e le "pietre, immobili, mai stanche della loro monotonia;" e il Prologo, paradigma del cortocircuito prostituzione/morte--implicano un'ampiezza contestuale, che, attraverso Tondelli e D'Arzo, rinvia alle radici profonde della separatezza, dell'estraneita, della "fuga da se," come caratterizzazioni antropologiche della "provincia" e, sempre piu estensivamente, della "periferia" del mondo occidentale.

L'alterita dissonante, all'incrocio di motivazioni sociali ed esistenziali, rispetto alla identita rigida e autotrofica di "valori" dominanti (anni '60 e '70), (4) con i contraccolpi sessantotteschi, prima, e terroristici, dopo; quindi, rispetto ai miti consumistico-edonistici (anni '80), (5) diviene sempre piu devianza che si autogestisce in una zona del costume in cui si innervano le derive mortuarie dell'alcol, della droga, degli incidenti stradali e del sesso hard.

Il libro di Elviretti, per la sua densita, all'intersezione di cronaca giornalistica e di narrazione espressionistico-iperreale, di destino esistenziale e di dinamiche socio-antropologiche, esige una lettura che tenti di evidenziare le linee tensive di una testualita che si fa specchio di un vissuto drammatico, rendendolo in un linguaggio dalle connotazioni letterarie sperimentalmente propositive.

I primi due racconti (Night fever, Billo) riguardano episodi di alcol e di droga il cui debolissimo retroterra esistenziale precipita nella neutralita asettica ed indifferente della cronaca; il terzo (La banda), l'unico in prima persona, mette in gioco un io narrante come soggetto compartecipe di una coralita dell'eccesso e dell'infrazione; il quarto, il quinto e il sesto si accentrano su "eroi del negativo" (Carlo, Ninni, Giacomino); il settimo (Scazzati) riprende la simbiosi del "gruppo" (Pocaluce, Nano, Uccello, Chiodo, Squalo) come dilatazione condivisa della marginalita: racconto, quest'ultimo, col quale Elviretti approda ad una vivibilita possibile nel tempo, sottratta alla subitaneita della morte, o al parossismo dell'assurdo e dell'abnorme, che fanno regredire la vita a una sopravvivenza biologica recidibile in un istante. I testi narrativi dello scrittore ventenne, che, come dice Alberto Leoncini nella Prefazione, sembrano fatti quasi "a 'telecamere nascoste' tale e la verosimiglianza con gli episodi di cronaca o di costume che talvolta leggiamo nei giornali"(10), si giustappongono secondo una segmentazione dal mortuario della cronaca al vivibile del racconto della marginalita, commisurata su istanze forti, esistenziali (il bisogno di liberta) e collettive (lo sport, l'arte, la religione) che fanno da contrappunto alla noia tragica della "provincia" ("Tutto il resto ... non e noia, e tragedia," 14): noia tragica che ha la stessa materialita opaca della pietra; provincia italiana intesa in senso geografico da Elviretti (si tratta dell'Italia centro-meridionale), ma metaforicamente estensibile a tutta la condizione di multiforme e dislocata marginalizzazione sociale, non riconosciuta come alterita; non riconosciuta e non riconoscibile, in quanto creata dal "centro" dominante come "serbatoio" o come "parcheggio. …

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