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Dagli Arcobaleni Alle Pale Eoliche: Cinque Registi, Di Ieri E Di Oggi, Raccontano la Loro Basilicata

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Dagli Arcobaleni Alle Pale Eoliche: Cinque Registi, Di Ieri E Di Oggi, Raccontano la Loro Basilicata

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1. Introduzione

Oltre Eboli, durante un rito di passaggio psicofisico, il pittore torinese Carlo Levi dismette i panni del borghese e indossa quelli dell'intellettuale, facendosi costruttore della visibilita di un mondo fino ad allora invisibile, nella sua realta profonda (Martini 370-71). Infatti, se fino al 1945, anno di pubblicazione di Cristo si e fermato a Eboli, l'immagine della Basilicata era stata sin troppo spesso assimilata a quella di una qualsiasi altra regione del Sud Italia, e grazie al romanzo di un italiano del Nord che la Terra lucana acquista una sua fisionomia e comincia a far conoscere, fuori dai propri confini, la forma, il colore e i contorni della propria identita.

Una quindicina di anni dopo, la scoperta della Basilicata viene sollecitata, nel regista Luchino Visconti (1), che aveva letto e amato tanto Levi quanto Scotellaro (2), dal crescente interesse di gran parte dell'intellighenzia italiana degli anni Cinquanta nei confronti di quella realta umana e paesaggistica, arcaica e affascinante. Un territorio atipico e sconosciuto, come quello lucano, viene, cosi, improvvisamente rivelato all'attenzione generale, in seguito alle campagne dell'antropologo partenopeo Ernesto De Martino (3), alle fotografie di Arturo Zavattini e di Franco Pinna, che ebbero il merito di fissare le immagini delle spedizioni demartiniane lucane e di veicolarne i contenuti, e a quelle che, qualche anno prima, avevano scattato due fotografi d'arte, quali David Seymour e Henri Cartier-Bresson (4); e grazie alle indagini di studiosi, italiani e stranieri, quali Giovan Battista Bronzini, Paolo Toschi, George Peck, Frederick Friedmann e Edward Banfield.

Una regione, che fino ad allora non aveva saputo o potuto costruire e diffondere la propria immagine, diventa, grazie alla "lungimiranza culturale" di un gruppo di intellettuali ed artisti, che ha saputo vedere al di la della coltre dura del suo suolo arido, uno dei set socio-antropologici e naturali piu ricercati, fotografati e filmati del Mezzogiorno, dai primi anni Cinquanta alla meta degli anni Settanta. (5)

La Basilicata perde come d'incanto "la verginita," e, pur mantenendo saldi i propri valori, comincia ad offrire il suo volto, i suoi volti, a chiunque voglia, con delicatezza e rispetto, studiarla e immortalarla. Un volto che, nonostante l'esigenza profonda di questa regione di venire fuori dall'"anonimato" e di elaborare un'immagine fedele della propria, riconoscibile, identita, spesso il cinema ha reso metafora e paradigma di altre realta lontane e di altri Sud. Eppure, se molti cineasti se ne sono "appropriati" per far rivivere, sul grande schermo, l'anima e il respiro di altri luoghi, ad essa riconducibili e sovrapponibili (6); diversi, altri, autori del cinema italiano, sulla scia leviana, hanno voluto raccontare, nel dispiegarsi audiovisivo di opere di evidente autorialita (7), storie prettamente lucane (8).

Il saggio prende in esame cinque di queste pellicole--Cristo si e fermato ad Eboli (1979) di Francesco Rosi; Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti; 1 Basilischi (1963) di Lina Wertmuller; Il Rabdomante (2006) di Fabrizio Cattani; Basilicata coast to coast (2010) di Rocco Papaleo (9)--e le analizza da un punto di vista testuale, soffermandosi su alcune, particolari, tematiche che sono state affrontate, con forme e sfumature differenti, da tutti e cinque gli autori: l'acqua, la terra, il tempo, la magia, la religione, l'emigrazione. L'intento e quello di rinvenire, in ciascun film, quei tratti della cultura lucana, cosi particolare e inedita, che hanno suscitato il vivo interesse e l'intelligente curiosita dei registi sopraelencati, e, delinearne, allo stesso tempo, le tracce e le tappe di una cinematografica linea evolutiva, che va dal 1935, anno d'ambientazione del film di Rosi, al 2010, anno di realizzazione del film di Papaleo.

Nonostante le distanze specificamente ideologiche, culturali e di background socio-esistenziale di ciascun autore, e le notevoli differenze estetiche e stilistiche (10) che contraddistinguono i cinque film, e possibile riscontrare, nelle opere analizzate, delle "costanti figurali," dei topoi drammaturgico-tematici, "che appartengono a un patrimonio culturale (umano, sociale e storico) riconoscibile e che possono considerarsi elementi di sostegno, una specie di solida piattaforma" (Cocco 77) a cui Rosi, Visconti, Wertmiiller, Cattani e Papaleo hanno ancorato la loro particolare immagine della Basilicata. …

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