Academic journal article Annali d'Italianistica

Gustavo Costa 1930-2012

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Gustavo Costa 1930-2012

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La scomparsa di Gustavo Costa e avvenuta in modo improvviso. Forse la morte e stata generosa con lui perche l'ha colto nel pieno del suo lavoro, come a dire nel colmo della sua felicita; ma e stata anche troppo veloce nel visitarlo e nel sottrarlo agli affetti della famiglia e alla cerchia internazionale di quanti seguivano ammirati i suoi studi. Non sembri presunzione da parte mia scrivere questo "in memoriamo" visto che altri con maggiori competenze potrebbe farlo molto meglio; ma non credo di essere secondo a nessuno nel sentire questa mancanza perche capisco d'aver perso in Gustavo Costa un vero maestro il quale con poche frasi riusciva a far capire problemi complessi e ad aprire affascinanti panorami di ricerca, dimostrando in ogni occasione che "scientis signum posse docere": quando l'affetto e la stima sono autentici e ingiusto non manifestarli per timore di essere tacciati di protagonismo. Ricordo di aver seguito soltanto un corso di Gustavo Costa a Berkeley, nel 1964, ma di aver avuto varie occasioni di chiacchierare con lui e da ogni conversazione sono stato arricchito: ricordo soltanto d'aver cominciato a lavorare sull'enciclopedismo rinascimentale e su Marino in seguito ad una conversazione nella quale in modo molto "casual" mi fece capire tante cose.

Gustavo Costa ha insegnato a Berkeley dal 1961 fino alla sua decisione di andare in pensione nel 1991. Berkeley e rimasta il suo domicilio anche dopo aver lasciato l'insegnamento, ed e difficile immaginare Costa in un'altra sede perche a Berkeley c'era la grande biblioteca, la sua "seconda casa", anche se si spostava con frequenza in varie parti d'Europa spinto dalla curiosita e dal bisogno di vedere altre biblioteche. Era arrivato a Berkeley nel 1961 come membro del Dipartimento di Italiano, anche se le sue qualifiche non erano quelle dell'italianista tipico. Aveva appena pubblicato presso la Sansoni (Firenze, 1959) la monografia La critica omerica di Thomas Blackwell (1701-1757), un lavoro che, come si evince dal titolo, appartiene piuttosto al regno della letteratura comparata o anche alla storia della filologia classica. Tale impressione viene confermata da altri titoli dello stesso periodo su Battista Angeloni e su Francesco Maria Pompeo Colonna, entrambi pubblicati nel 1964: sono studi di letteratura comparata o di storia delle idee, anch'essi di ampio respiro e di formidabile erudizione, ma alquanto estranei all'italianistica tipica. Eppure, rivedendoli dal punto di vista dei successivi studi vichiani, cosi importanti nelle ricerche di Gustavo Costa, si capisce che quei lavori aprono delle vie che da lontano e da zone periferiche, italiane e straniere, convergono verso la comprensione di Vico e della sua cultura e in genere di quel primo Settecento italiano che accetta con un misto di riluttanza, di curiosita e di grande cautela l'ondata di una "modernita" che sta arrivando dall'Europa, di quel primo Settecento fortemente condizionato dal razionalismo cartesiano e dal classicismo a la Boileau, ma insofferente nei riguardi dell'uno e dell'altro sia per influsso della tradizione barocca sia per la sorveglianza della censura. Quei primi lavori sono prodromi degli interessi e dello stile inconfondibile delle ricerche di Gustavo Costa.

Per capire il corso intrapreso dagli studi di Gustavo Costa bisogna ricordare che egli si e formato alla scuola di Carlo Antoni, autore del fortunato studio su La lotta contro la ragione (1942). Quel libro dimostrava come nel Settecento prese avvio una battaglia per "affrancare" la fantasia e l'immaginazione dalle strettoie della ragione. Non fu una lotta facile e limitata al solo Settecento perche quel razionalismo si continuo nello storicismo di tipo hegeliano che vedeva la storia in senso illuministico come un dispiegarsi della ragione senza tenere in conto alcuno il contributo individuale. A questo modo di intendere la storia, Antoni, sulla linea di Croce, contrapponeva "lo storicismo assoluto" che poneva il motore della storia nell'anelito umano (Vico l'avrebbe chiamato "impeto") verso la liberta o la giustizia. …

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