Academic journal article Annali d'Italianistica

Darwinismo, Machiavellismo E "Creative Destruction" Nella Rappresentazione del Lavoro E Degli Affari in Svevo

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Darwinismo, Machiavellismo E "Creative Destruction" Nella Rappresentazione del Lavoro E Degli Affari in Svevo

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1. Svevo e il lavoro: introduzione

La critica sveviana ha rilevato e concordato periodicamente le vene intellettuali e teoriche che filtrano nella narrativa dello scrittore nella sequenza Schopenhauer, Freud, Darwin, Nietzsche, affidando ora ad uno ora ad un altro una maggiore rilevanza ed influenza ed assicurando cosi la piena iscrizione e partecipazione del nostro nella letteratura e cultura del modernismo. Nella cultura della modernita c'e un'apprensione--che matura in coscienza--della mutevolezza, dell'instabilita e del conflitto interno che si genera nel soggetto che registra e vive il dissidio (irrazionalita storica schopenhaueriana) fra la storia e l'individualismo. Il soggetto moderno si pone al centro della propria attenzione e riflessione e fa del conflitto e del proprio disadattamento il tema centrale del suo narrarsi. La cultura modernista si nutre della polarita, come accenna Barilli, fra "un pensare economico" confinato, e "un pensare ricco, complesso, sfumato", che nell'elaborazione sveviana/zeniana in particolare sembra prefigurare il vantaggio dell'apertura non qualificata ("l'uomo senza qualita"), del mutarsi e accogliere, invece, fertili "innesti e interferenze" (La linea Svevo-Pirandello 32, 34). La tendenza a privilegiare "l'abbozzo", il disegno rispetto alla compiutezza e all'adattamento, il collocarsi e il rappresentarsi ai "margini" che Svevo sbandiera teoricamente ("L'uomo e la teoria darwiana" 638) e traduce in poetica operante, non solo legittimizza la sua solida modernita, ma la colloca ai confini del postmoderno. (2) Il soggetto sveviano--con il piu cospicuo modello in Zeno--vive e consuma la sua esperienza in un universo in cui cominciano ad affondare certezze e piattaforme fondative, e in cui razionalita e trascendenza non costituiscono alternative accettabili e funzionali per sostenere il percorso esistenziale e intellettuale dell'individuo. Allo stesso tempo, l'eccentricita del soggetto Zeno, la sua strategica posizione confessionale a posteriori, genera una sostenuta ironia e autoironia da invitare a una lettura postmoderna selezionata della narrativa sveviana. (3)

Una parte non indifferente dell'esperienza storica di Svevo/Zeno si svolge e si sviluppa nel mondo del lavoro e degli affari, un dato che curiosamente e storicamente occupa un'attenzione marginale anche fra gli studiosi piu attenti e fini dell'opera sveviana. (4) Si sorvola (o si sceglie di non leggere) l'analisi della rappresentazione del lavoro e degli affari come nodo interpretativo della narrativa sveviana, della sua polivalenza e originalita che sconfina ben oltre la codificazione metonimica della realta e proietta anelli di aggancio bi-direzionali a una tradizione umanistica-scientifica-economica di respiro europeo e moderna che si consuma nella storicita del passato prossimo e del futuro presente. Il commercio con le relative attivita e interazioni umano-economiche e l'arena quotidiana, lo scenario di fondo, privato e pubblico, che permea l'attenzione e la riflessione dello scrittore e si offre costantemente alla sua elaborazione intellettuale, psicologica e poetica. (5) E non dovrebbe sorprendere che questo formicolare di merci, individui, interessi e conflitti finanziari sollecitino lo scrittore e non passino indisturbati nel flusso affabulatorio e intellettualistico della sua scrittura. Sorprende invece la poca attenzione "diretta" rivolta alla realta del lavoro e degli affari, uno spazio non ancillare, bensi decisivo nell'interpretazione delle complesse motivazioni della scrittura sveviana. La mia proposta e di leggere la rappresentazione del lavoro e degli affari nella Coscienza come il teatro in cui si incontrano e convivono senza aperte crisi la cultura economica commerciale e capitalista dell'anteguerra europeo con quella umanistica, autoriflessiva e modernistica ancorata ad una piattaforma solidamente borghese che preclude eventuali allineamenti ideologici e sistematici.

La realta del lavoro e degli affari si presta come modello interpretativo della cultura economica capitalista in cui lo scrittore triestino si forma e di cui fruisce--una cultura intellettualizzata e problematizzata attraverso la riflessione e l'ascendenza a un pensiero moderno in cui possono convivere sia Machiavelli che Schopenauer. …

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