Academic journal article Italica

"Senza Lasciare Un Segno Sul Campo ...": Dalla Cronaca Al Cronotopo in Tre Film Di Michelangelo Antonioni

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"Senza Lasciare Un Segno Sul Campo ...": Dalla Cronaca Al Cronotopo in Tre Film Di Michelangelo Antonioni

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Abstract: Titolando il suo primo lungometraggio Cronaca di un amore, Antonioni sceglie di adoperare un termine ambiguo, compromesso nel dibattito postresistenziale tra documento e narrazione, nonche invischiato in complessi rapporti col neorealismo. Sviluppata l'analisi delle innovazioni stilisticonarrative del film alia luce di simili premesse, l'articolo insegue dunque la dinamica verita-apparenza che attraversa ossessivamente la produzione del regista, riflettendosi in due pellicole successive (I vinti e Blow up) mediante riuso ed evoluzione del medesimo concetto di cronaca--malattia esistenziale estrinsecata in un'incoerente dimensione spazio-temporale, incapace di restituire gli eventi in un'organica realta--come del cronotopo che ne condensa gli effetti: il campo da tennis. Rifrazione di un rettangolo fotografico dalla fasulla referenzialita, quest'ultimo racchiude e testimonia--con la sua presenza dissimulata ma decisiva--l'indecidibilita del vero, attivando una riflessione metacinematografica sul problema della rappresentazione: unico antidoto estetico da opporre all'inattingibilita del reale, ratificata dall'immaginaria partita a tennis del finale di Blow up.

Keywords: Antonioni, Cronaca di un amore, I vinti, Blow up, cronaca, cronotopo, campo da tennis, documento, fotografia.

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In un'intervista Aldo Tassone chiede ad Antonioni: "Perche ha chiamato il suo primo film Cronaca di un amore? Cronaca e una parola rosselliniana, legata al neorealismo, da cui fin dal suo primo film lei si e staccato sensibilmente, mi pare. Non sarebbe meglio dire, poniamo, 'indagine'?" Risponde Antonioni: "Ma e una cronaca. E la cronaca di un amore in due tempi, a distanza di anni, vista molto obiettivamente. I francesi hanno parlato di 'realismo interiore': infatti e la cronaca intima di un amore. Indagine non mi sembra la parola giusta ..." (Kezich 16)

Chiamando in causa le ragioni di un titolo (1), questo stralcio d'intervista--riportata in un volume monografico che riconosce nelle evoluzioni stilistiche del primo lungometraggio di Antonioni la delicata transizione da documentario a film a soggetto--condensa i multiformi aspetti del complesso problema interpretativo iscritto nella parola cronaca. Lungi dal possedere un significato neutro, quest'ultima, che e altro dal racconto, dalla memoria e dall'indagine--pure parti fondanti del plot destinato a rinnovare l'amore tra Guido e Paola--partecipa infatti dell'ampia querelle post-resistenziale tra documento, Storia e narrativa, di cui hanno dato puntuale notizia Marina Zancan e Lucia Re. Improprio sembra in tal senso il commento di Kezich, secondo cui non c'e da parte del regista "nessuna velleita di fare discorsi dai significad emblematici" (17) relativi all'uso del vocabolo. La scelta e invece estremamente consapevole, vista la lunga elaborazione del titolo che--ricorda lo stesso Kezich--dagli inziali Sangue chiama sangue o Un sangue lava l'altro, passa al pifi scialbo Niente amore e quindi alia Cronaca. Nel difenderne l'insostituibilita, Antonioni si trova pero ad adoperare un concetto anfibio, caricato--anche in virtu dei rapporti col neorealismo--di valori non semplicemente denotativi e che si presta a un certo numero di equivoci, suggerendo letture non scontate.

Secondo l'etimo comune, la voce cronaca--quando non si riferisca alia parte del giornale dedicata alia quotidianita cittadina--rappresenta un'esposizione lineare e progressiva di fatti di sofito contemporanei ai suoi autori, derivata dall'omonima forma storiografica di tradizione comunale e soprattutto florentina (culminata nella Cronica di Villani), precedente alia concezione umanistica della Storia come ragionata interpretazione degli awenimenti. Proprio il valore di testimonianza viva ancorata nel tempo e nello spazio era tuttavia oggetto di rivalutazione nello stesso periodo che vede la nascita di Cronaca di un amore (1950), nel segno di una reazione al sostanziale rifiuto della cronaca verificatosi in epoca fascista: "che si parlasse di 'cronaca' irritava Mussolini, il quale sui quotidiani impose appunto l'abolizione della cronaca nera e istitui una sorveglianza speciale, con spreco di 'veline' dal Ministero, anche per quella bianca" (Kezich 17). …

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