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Guittone alliInferno?

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Guittone alliInferno?

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Abstract: Il giudizio di Dante sulla poesia di Guittone d'Arezzo ne ha per secoli influenzato negativamente la ricezione. Questo articolo riflette sui luoghi dell'opera dantesca che si riferiscono, piu o meno direttamente, al poeta aretino e propone di intravedere la presenza guittoniana anche dietro ad altri personaggi protagonisti della Commedia, in particolare dell'Inferno. L'avversione dantesca per Guittone sarebbe pertanto assai piu profonda di quanto non si creda normalmente.

Keywords: Dante, Guittone d'Arezzo, Commedia, poesia medievale, letteratura italiana.

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Sono ormai passati oltre vent'anni dal convegno internazionale di Arezzo voluto da Michelangelo Picone e sono ancora gli atti di quel convegno da lui curati a costituire la piu feconda raccolta organica di lavori critici su Guittone (1), lavori che nel loro insieme e grazie alle loro differenti prospettive hanno messo basi imprescindibili per una necessaria ridefinizione sistematica dell'importanza dell'aretino per la nostra storia letteraria. Per quel che riguarda il rapporto di Dante con Guittone in particolare, restano fondamentali i tre saggi di Guglielmo Gorni, di Roberto Antonelli e di Francesco Mazzoni contenuti in quel medesimo volume (2).

Dal 1994 ad oggi i contributi critici che hanno aperto nuove prospettive di interpretazione dell'opera guittoniana si sono moltiplicati, ma credo di poter affermare che al livello di una piu ampia divulgazione Guittone rimanga ancora relegato in una semioscurita infernale, piuttosto che aggirarsi ai chiarori di una qualche terrazza purgatoriale (3). Senza dubbio questo stato di cose non potra cambiare radicalmente fino a quando non avremo la tanto attesa edizione critica definitiva della sua poesia, quella a cui Picone aveva incominciato a lavorare (4). Quel che invece non cambiera mai e la pesantissima condanna dantesca che in qualche modo continua ad ipotecare la nostra ricezione dell'aretino. Rivediamo i quattro luoghi testuali certi in cui essa si esplicita per poi passare a quelli probabili e alle ipotesi su cui si basano il titolo e il senso di questo mio testo.

Procediamo per ordine cronologico. Nel De vulgari eloquentia Guittone e chiamato direttamente in causa in entrambi i libri. Nel primo, al capitolo XIII, Dante lo addita ad esempio di quei Toscani che continuano ad esprimersi in modo sostanzialmente municipale illudendosi che il loro linguaggio coincida con quello adeguato alla dizione poetica, ossia quel volgare illustre le cui caratteristiche l'incompiuto trattato dantesco sta a questo punto cercando di definire (Dve. I, XIII):

   Post hec veniamus ad Tuscos, qui propter amentiam suam introniti
   titulum sibi vulgaris illustris arrogare videntur. Et in hoc non
   solum plebeia dementat intentio, sed famosos quamplures viros hoc
   tenuisse comperimus: puta Guittonem Aretinum, qui nunquam se ad
   curiale vulgare direxit ...

Il secondo degli attacchi si trova nel secondo libro, al capitolo VI, e riguarda invece l'uso di costruzioni e vocaboli plebei (Dve. II, VI):

   Subsistant igitur ignorantie sectatores Guictonem Aretinum et
   quosdam alios extollentes, nunquam in vocabulis atque constructione
   plebescere desuetos.

La lingua in cui si esprime la lirica guittoniana e quindi da considerarsi eccessivamente localizzata e non curiale, plebea e non aristocraticamente elevata come esigerebbe la vera poesia; e il pubblico che esalta Guittone e i poeti che a lui si rifanno e costituito da ignoranti. Questo in sostanza il giudizio dell'esule Dante, all'altezza del 1307.

Anche nella Commedia sono due i luoghi apertamente deputati alla liquidazione dell'aretino, entrambi nel Purgatorio. Nel canto 24 e il "guittoniano" Bonagiunta da Lucca il quale, appena ascoltata la dichiarazione di poetica del pellegrino che rivendica alla propria scrittura la diretta ispirazione divina, esclama (Purg. 24: 55-62):

   O frate, issa vegg'io', diss'elli, 'il nodo
   che il Notaro e Guittone e me ritenne
   di qua dal dolce stil novo ch'i' odo! … 
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