Academic journal article Italica

"Dans Les Theories et Les Faits": A Novant'anni Dalla Question De la Langue En Italie Di Therese Labande-Jeanroy (1925)

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"Dans Les Theories et Les Faits": A Novant'anni Dalla Question De la Langue En Italie Di Therese Labande-Jeanroy (1925)

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Abstract: Poco piu di novant'anni fa, nel 1925, veniva pubblicata la tesi di dottorato di Therese Labande-Jeanroy, La question de la langue en Italie. Questo lavoro costituiva il primo studio sistematico dei dibattiti linguistici che, per secoli, avevano caratterizzato la societa letteraria (e culturale) italiana. Lo studio di L-J divenne immediatamente un punto di riferimento per gli studiosi di quest'argomento. Armata di una logica terrea e, soprattutto, forte degli strumenti critici che la nascente scuola filologica trancese le metteva a disposizione, l'autrice aveva minuziosamente percorso i testi fondamentali della "questione" (dal Medioevo dantesco al Cinquecento; dal Settecento alie quasi contemporanee dispute di fine Ottocento), fornendo conclusioni decise, talvolta originali, spesso frutto di un'estrema rigidita analitica. Nelle pagine che seguono si propone una 'ri-lettura' del lavoro di L-J, con l'intenzione di contestualizzarne l'indagine, evidenziando approcci e linee direttrici che avevano guidato la studiosa trancese, la quale, con una certa audacia scientifica, aveva affrontato il mondo accademico italiano su un tema cruciale, di un'importanza che oltrepassava largamente i confini della linguistica. Questo articolo e la prima parte di un unico saggio concepito e scritto dai due autori. La seconda e ultima parte di questo saggio verra pubblicata sul prossimo numero della Rivista.

Keywords: Questione della lingua in Italia, Labande-Jeanroy, italianismo in Francia, storia della lingua italiana (1).

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1. Dalla Casa penale speciale di Turi, il 25 marzo 1929 Antonio Gramsci inviava a Tania l'ennesima richiesta di libri. Nella lista, fitta di opere storiche e politiche, compariva anche un saggio di linguistica: "Delia signorina J[e]anroy ho gia ricevuto un volume sulla storia della lingua italiana: ma ne avevo anche un secondo volume sullo stesso argomento" (2). Storpiando leggermente il cognome dell'autrice, Gramsci richiedeva il secondo e ultimo tomo di un lavoro pubblicato qualche anno prima; piu precisamente, si trattava della tesi di dottorato discussa il 13 giugno 1925 da Therese Labande-Jeanroy (d'ora in avanti: L-J) presso la "Faculte des Lettres" dell'universita di Strasburgo (3).

Secondo la procedura accademica allora in vigore, il dottorato es lettres consisteva di due distinti volumi ("these principale" e "these complementaire") (4), dati alie stampe prima della discussione stessa (5); pur nel rispetto dello schema ragionativo trancese dell'esposizione e contrapposizione tra tesi (con spiegazione risolutiva nella conclusione), nel lavoro di L-J emerge una struttura schiettamente cronologica. Il primo volume e infatti costruito attorno a poche e fondamentali opere, comprese tra il medioevo dantesco e i teorici del Cinquecento, mentre il secondo si concentra (pur sempre nella contrapposizione di tesi) su Sette- e Ottocento, con un maggior dispiego di dati.

L'opera sarebbe stata immediatamente recensita dalle piu importanti riviste di linguistica (6), acquistando una certa fama (non a caso, del resto, il 'linguista' Gramsci l'aveva notata e acquistata) e divenendo, per certi versi, un punto di riferimento negli studi dedicati alia questione della lingua italiana (7). Dopo antologie e compilazioni dal tono quasi scolastico (8) L-J offriva, infatti, il primo studio sistematico sull'argomento, con una disamina articolata dei testi piu conosciuti e il proclamato obiettivo di dimostrare l'inutilita del dibattito in una nazione in cui l'unico vero idioma era quello costruitosi sul (e perennemente alimentato dal) florentino:

   Ce n'est done pas, comme on l'a cru, de la lutte pour et contre
   Florence qu'est faite la question de la langue; la lutte eut lieu
   entre ceux qui voulaient qu'il y eut, en Italie, une question de la
   langue, et ceux qui savaient bien qu'il n'y en avait pas. En fait,
   il n'y eut jamais, en Italie, de question de la langue, si ce n'est
   dans l'imagination des anti-toscans (9). … 
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