Academic journal article Annali d'Italianistica

Verita E Potere, Ubbidienza E Menzogna Nella Tragedia Italiana del Cinquecento (1550-65)

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Verita E Potere, Ubbidienza E Menzogna Nella Tragedia Italiana del Cinquecento (1550-65)

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"Io vi dico e diro il ver senza spavento verita e potere in scena

Nella tragedia italiana del Cinquecento lo scontro fra verita e potere, e il coraggio di chi osa opporre la prima al secondo, costituiscono temi di grande importanza declinati in maniere diverse attraverso il secolo. La capacita e il prezzo di "dire la verita senza spavento", come Marianna a Erode nel verso qui citato di Ludovico Dolce, offrono spunti per riflessioni piU ampie sui canoni del buon governo e sulle condizioni dell'opposizione alla tirannia. A queste si mescolano altre questioni legate al genere femminile, ai rapporti di parentela, alle relazioni tra religione e governo, o alla capacita dei subalterni di far sentire la propria voce.

Il presente contributo prende in esame quattro opere, pubblicate per la prima volta tra il 1550 e il 1565: la Cleopatra di Alessandro Spinelli (1550), l'Ifigenia (1551) e la Marianna (1565) di Lodovico Dolce, e l'Edippo di Giovan Andrea dell'Anguillara (1565). (1) Esso si propone di delineare alcuni aspetti che caratterizzano la produzione tragica di questo periodo, di mettere in risalto i rapporti di potere che intercorrono tra i personaggi e di segnalare i dibattiti circa l'opportunita di dire o meno la verita a chi detiene il potere politico.

Per meglio comprendere la specificita di queste trattazioni, la prima sezione offre un quadro stilistico e storico di riferimento. In un primo tempo e sinteticamente definito il genere tragico nel Cinquecento, ricordando in particolare la funzione politica di queste rappresentazioni; in un secondo momento, si propone di ripensare la periodizzazione della produzione tragica del secolo sottolineando la funzione di cerniera svolta dagli anni tra il 1550 e il 1565. Onde permettere di situare gli esempi analizzati nel loro contesto narrativo, la seconda sezione riassume le trame di queste opere. La parte principale del contributo si concentra su passaggi scelti di ciascuna tragedia. I diversi testi si distinguono per il risalto dato a un aspetto particolare della relazione fra verita e potere. Questo diviene il fulcro dal quale si diramano temi secondari che permettono di ricostruire un insieme di rimandi impliciti fra le tragedie. In due di queste opere--la Cleopatra e la Marianna--il personaggio femminile si fa portavoce di una ragione legata prima di tutto alla giustizia, e non tanto al dissidio tra Ragione di Stato e ragioni del cuore messo in scena in molte tragedie del Cinquecento (Speroni, Canace; Aretino, Orazia; Cesare de' Cesari, Romilda e Scilla, etc.). L'eroina--con l'appoggio di altri personaggi che assumono via via maggiore importanza nell'intreccio, quali consiglieri, servi e sacerdoti--si oppone a un comportamento tirannico teso unicamente all'utile personale, sulla scorta dell'esempio dell'Antigone sofoclea, ripreso anche dalla Sofonisba di Trissino e dalla Rosmunda di Rucellai. L'Ifigenia presenta invece un caso particolare di contrasto tra Ragione di Stato e affetti, che e prima di tutto interno ai singoli personaggi; l'Edipo, infine, mostra i legami tra Fato, conoscenza e potere. Dalle conclusioni emerge come l'opposizione al potere assuma varie forme all'interno della tragedia cinquecentesca. Tra l'opportunismo di chi decide di non mettere in discussione l'operato del tiranno, i dubbi di chi si interroga sui destinatari della propria fedelta, le gelosie cortigiane, l'inganno rivolto a se o agli altri, e il coraggio di chi, nonostante tutto, decide di seguire cio che ritiene giusto, la parola pronunciata o taciuta avra un ruolo fondamentale.

La tragedia nel Cinquecento: aspetti ideologici ed evoluzione stilistica

a) Rappresentazione del potere e dell'opposizione al potere

La tragedia del Cinquecento e, come noto, una rappresentazione prevalentemente politica: per argomento, ma anche e soprattutto perche diviene ben presto lo spettacolo privilegiato delle corti principesche, in una sorta di catarsi apotropaica. …

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