Academic journal article Annali d'Italianistica

"Il Buon Poeta E Il Piu Bugiardo": Adulazione E Falsita Nella Letteratura Barocca

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"Il Buon Poeta E Il Piu Bugiardo": Adulazione E Falsita Nella Letteratura Barocca

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1. "Lo sfrenato amor di dir il vero"

La trattatistica teorica del Seicento si e impegnata a dare ordinata sistemazione alle modalita con cui la letteratura deve rivolgersi al potere. Non ha inventato nulla, giacche essa si limita a riformulare pratiche gia largamente diffuse tra Rinascimento e Controriforma, ma solo nella prima meta del XVII secolo gli intellettuali appaiono esperti nell'elaborare una strategia elocutiva inquadrata in un contesto di oratoria politica. Il letterato dunque interviene attivamente e in modo preciso nel dibattito circa il dominio della parola, con la chiara consapevolezza che il linguaggio della letteratura possa contribuire, attraverso la molteplicita dei generi in poesia e in prosa, a quel disciplinamento delle coscienze che costituisce una delle istanze essenziali della civilta barocca.

Non sorprende percio di ritrovare nei testi seicenteschi un ricco campionario di discorsi politici, i quali finiscono col funzionare come un modello di comunicazione nei confronti dei detentori del potere, siano essi i rappresentanti dell'assolutismo o gli "ottimati" delle istituzioni repubblicane. La sostanziale identita dei registri espressivi, nonostante le inevitabili contrapposizioni apologetiche o encomiastiche, consente di intravedere una certa uniformita dal punto di vista stilistico e topico: del resto la letteratura dell'eta barocca si dimostra bene informata sulle vicende e le dinamiche politiche, sulle quali si riflette sempre ricorrendo al confronto o "paragone" con gli antichi. Tutto cio impone, da parte del letterato, e specialmente del letterato cortigiano, ovvero quello stipendiato da un signore e impiegato presso uno dei tanti centri cortigiani dell'Italia di Antico Regime, un sistema di severo controllo sulla nozione di veritas, rifuggendo non solo da avventate dichiarazioni di onesta intellettuale, ma anche attenendosi alle aspettattive, spesso velleitarie, del mecenate.

Per meglio intendere la complessita del rapporto tra politica e letteratura e necessario non dimenticare che lo scopo dell'autore e ottenere il consenso (e il compenso) attraverso gli elogia: cosi la letteratura, al pari della storiografia, si fa strumento di elaborazione di una oratoria di consumo, talvolta prodotta anche per usi contingenti, fino a divenire il principale alimento della legittimazione ideologica o dell'istanza celebratoria. La concatenazione argomentativa dei topoi, nel grande laboratorio della letteratura barocca, in perenne attivita dal punto di vista della discussione sulla liceita del potere, e pressoche obbligata, giacche dipende dall'opportunita di sostenere il principe--o il pontefice--nella routine quotidiana dello scontro tra fazioni.

Ben lo sa un genio della politica seicentesca come il marchese Virgilio Malvezzi, il quale si diffonde in continue meditazioni sulle forme con cui si esalta il potere, come se aspirasse a codificare, dentro la cornice teorica del tacitismo, un nuovo genere di oratoria politica, forgiata pero nell'officina dello storico piuttosto che del retore. Cosi nelle pagine iniziali del suo Romulo, un romanzo storico la cui prima edizione e del 1626, Malvezzi avverte il lettore che "i fatti de' principi hanno ogn'altra faccia che la vera"; anch'essi infatti come "tutti gl'uomini fanno errori", ma pochi tra i principi "doppo avergli fatti gli vogliono udire": pertanto, aggiunge con disincantato realismo, "o bisogna adulargli, o tacere". Malvezzi e perfettamente consapevole che il potere ha bisogno degli intellettuali, e in particolare dei letterati, quali dispensatori di legittimazione e di prestigio, in veste insomma di propagandisti e panegiristi. Orbene, osserva Malvezzi, il colloquio tra potere e letteratura non sempre e disteso, e anzi spesso risulta improntato a un'accurata selezione strumentale delle veritates storico-politiche, per evitare il rischio di trapassare dall'epico al satirico: "Hanno anche gl'adulatori per cosi fatto modo aggrandite le azioni buone, che il dirle puramente e interpretato a biasimo, perche la verita della lode che si sente e diminuzione di quella che si crede". …

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